Nel giorno dell'uscita nelle sale del tanto discusso 50
sfumature di grigio, vede finalmente la luce anche nel nostro paese il
celebratissimo Whiplash, il film del trentenne Damien Chazelle che ha fatto spellare le mani dagli applausi alla
critica americana, che lo ha eletto, a pari merito con Boyhood di Richard Linklater, miglior film del
2014.
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martedì 17 febbraio 2015
domenica 18 gennaio 2015
"Penso che il mio uomo voglia uccidermi..." - la recensione di "Gone Girl"
Concluse le esperienze di una blanda produzione arraffa-Oscar ("The curious case of Benjamin Button"), del legal-drama su Zuckerberg e compagni ("The social network") e del suo più recente lavoro in ordine cronologico, un remake americano basato sul best-seller svedese di Stieg Larsson ("The girl with the dragon tattoo", che lascia il tempo che trova), David Fincher ritorna con la sua ultima fatica: "Gone Girl", un "bloody drama" di 149 minuti che definisce senza ombra di dubbio il nuovo apice della sua carriera cinematografica. Immergendo gli spettatori nel mondo di una provincia americana asettica e tinteggiata con i freddi toni dell'indifferenza, Ben Affleck e Rosamund Pike (i protagonisti della storia) ci accompagnano attraverso gli sviluppi di un matrimonio che in realtà nasconde molto più di ciò che mostra.
Benvenuti a North Carthage, Missouri
Kevin Dunne e sua moglie Amy Elliot, da poco sposati, decidono di trasferirsi in una cittadina appena fuori St. Louis, nel Missouri. Il loro idillio, tuttavia, è subito messo alla prova dalla crisi economica e da tragedie familiari, eventi che culminano con la misteriosa scomparsa di Amy, la mattina del 5 luglio; dietro la donna non ci sono tracce da seguire, salvo alcuni "indizi" per la tradizionale caccia al tesoro che lei era solita organizzare in occasione dei suoi anniversari di matrimonio. Le ricerche della polizia però si addentreranno lentamente in un mondo algido e colmo di segreti, svelando un quadro inaspettato.
Ciò che più colpisce del nuovo lavoro di Fincher, prima ancora che possano manifestarsi al meglio le capacità attoriali dei suoi protagonisti, è l'ambiente sotteso alla storia, quasi degno di assurgere alla condizione di "attore de facto". La tensione visiva di quest ultimo poggia su di una palette cromatica di toni freddi: l'intera pellicola vira e si sviluppa principalmente attraverso sfumature di nero, grigio, bianco perla, tinte di blu chiaro e verdi pallidi; la luce, dal canto suo, contribuisce a rinforzare il sentimento di desolazione che accompagna lo spettatore per l'intera durata del film e allo stesso modo agisce l'utilizzo sapiente dei campi larghi, che spesso relegano i personaggi principali a minuscoli complementi dell'arredo suburbano, creando un suggestivo vuoto di potere all'interno delle immagini.
Il secondo elemento che fa vibrare di vita il funereo setting della pellicola, invece, è l'ubiquo occhio dell'opinione pubblica; Kevin Dunne, vittima prediletta dell'immancabile processo mediatico ai suoi danni, è infatti bloccato fra gli ingranaggi di una macchina spettacolare che, sull'onda dello sdegno nazionale, aspira con animo forcaiolo a sostituirsi alla giustizia ordinaria, senza badare all'attendibilità delle fonti o alla presunzione d'innocenza: conoscenti, vicini, tutti appaiono improvvisamente come potenziali nemici, sebbene prima della tragedia il protagonista ne avesse perfino ignorato l'esistenza.
Due lati per ogni storia: il cast e la recitazione di "Gone Girl"
Procedendo prima secondo il punto di vista di Kevin e poi attraverso quello di Amy, la pellicola di David Fincher produce un chiasmo sia a livello emotivo che strutturale, creando una contrapposizione finale stabile e perfetta. L'equilibrio yin-yang di tutto il film, ad ogni modo, trova il suo fulcro utile nelle interpretazioni di Affleck e della Pike, giacché sono proprio i loro stili recitativi a caratterizzare rispettivamente la prima e la seconda parte dello spettacolo.
Le psicologie dei personaggi, tuttavia, si mostrano approfondite soltanto per ciò che riguarda alcuni tratti, ma tale impostazione, se da un lato ne diminuisce la poliedricità, dall'altro ne corrobora la tragicità. I pochi difetti o pregi su cui Fincher si concentra, per dipingere i protagonisti, divengono perciò totalizzanti, fungendo da sineddoche per l'intero sistema emotivo dei characters.
Inizialmente, grazie alla possanza fisica, i modi bruschi e l'acting muscolare di Affleck, "Gone Girl" appare dominato dalla presenza maschile, con tutti gli stereotipi, i pregi e i difetti che essa comporta.
La solidità di Kevin, per quanto non priva di punti ciechi e attaccata da più lati fin da subito (prima dalle indagini del detective Boney - interpretato da Kim Dickens, poi dalle fragilità della sorella gemella Margo - un'ottima e convincente Carrie Coon), affronta a testa bassa qualsiasi colpo o sferzata, senza cedimenti.
Le vicende e l'azione di Affleck, tuttavia, vengono ridimensionate con potentissima e brutale efficacia dal vissuto del personaggio femminile, Amy, incarnato da una Rosamund Pike in stato di grazia. La donna, mediante uno stile recitativo sottile, cerebrale e stupefacente riesce a controbilanciare la mascolina presenza del compagno con efficienza chirurgica, ponendo a livello zero gli equilibri di forze nella geniale conclusione del film. Le due parti, dunque, risultano complementari, così come complementari dovrebbero dimostrarsi le intenzioni di due persone all'interno del quadro matrimoniale. La nota di demerito, se si parla di cast, la ottengono i comprimari: i personaggi secondari non funzionano altrettanto bene, e la cosa diviene palese se ci si concentra un secondo di più sulla figura di Desi Collings, insignificante e utile soltanto a fini di trama (interpretata da un Neil Patrick Harris completamente fuori ruolo). Kim Dickens (il detective Boney) e Carrie Coon (Margo Dunne), invece, meritano una menzione d'onore. L'ultima delle due, in particolare, funziona da ottimo ponte e traino fra le due parti della pellicola, introducendo la tematica del doppelganger in modo lieve e fornendo un parallelismo ulteriore tra la mascolinità di Dunne e l'irruenza tipicamente femminile della sua gemella.
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| Il poster del film. |
Kevin Dunne e sua moglie Amy Elliot, da poco sposati, decidono di trasferirsi in una cittadina appena fuori St. Louis, nel Missouri. Il loro idillio, tuttavia, è subito messo alla prova dalla crisi economica e da tragedie familiari, eventi che culminano con la misteriosa scomparsa di Amy, la mattina del 5 luglio; dietro la donna non ci sono tracce da seguire, salvo alcuni "indizi" per la tradizionale caccia al tesoro che lei era solita organizzare in occasione dei suoi anniversari di matrimonio. Le ricerche della polizia però si addentreranno lentamente in un mondo algido e colmo di segreti, svelando un quadro inaspettato.
Ciò che più colpisce del nuovo lavoro di Fincher, prima ancora che possano manifestarsi al meglio le capacità attoriali dei suoi protagonisti, è l'ambiente sotteso alla storia, quasi degno di assurgere alla condizione di "attore de facto". La tensione visiva di quest ultimo poggia su di una palette cromatica di toni freddi: l'intera pellicola vira e si sviluppa principalmente attraverso sfumature di nero, grigio, bianco perla, tinte di blu chiaro e verdi pallidi; la luce, dal canto suo, contribuisce a rinforzare il sentimento di desolazione che accompagna lo spettatore per l'intera durata del film e allo stesso modo agisce l'utilizzo sapiente dei campi larghi, che spesso relegano i personaggi principali a minuscoli complementi dell'arredo suburbano, creando un suggestivo vuoto di potere all'interno delle immagini.
Il secondo elemento che fa vibrare di vita il funereo setting della pellicola, invece, è l'ubiquo occhio dell'opinione pubblica; Kevin Dunne, vittima prediletta dell'immancabile processo mediatico ai suoi danni, è infatti bloccato fra gli ingranaggi di una macchina spettacolare che, sull'onda dello sdegno nazionale, aspira con animo forcaiolo a sostituirsi alla giustizia ordinaria, senza badare all'attendibilità delle fonti o alla presunzione d'innocenza: conoscenti, vicini, tutti appaiono improvvisamente come potenziali nemici, sebbene prima della tragedia il protagonista ne avesse perfino ignorato l'esistenza.
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| Una delle primissime inquadrature della pellicola. |
Due lati per ogni storia: il cast e la recitazione di "Gone Girl"
Procedendo prima secondo il punto di vista di Kevin e poi attraverso quello di Amy, la pellicola di David Fincher produce un chiasmo sia a livello emotivo che strutturale, creando una contrapposizione finale stabile e perfetta. L'equilibrio yin-yang di tutto il film, ad ogni modo, trova il suo fulcro utile nelle interpretazioni di Affleck e della Pike, giacché sono proprio i loro stili recitativi a caratterizzare rispettivamente la prima e la seconda parte dello spettacolo.
Le psicologie dei personaggi, tuttavia, si mostrano approfondite soltanto per ciò che riguarda alcuni tratti, ma tale impostazione, se da un lato ne diminuisce la poliedricità, dall'altro ne corrobora la tragicità. I pochi difetti o pregi su cui Fincher si concentra, per dipingere i protagonisti, divengono perciò totalizzanti, fungendo da sineddoche per l'intero sistema emotivo dei characters.
Inizialmente, grazie alla possanza fisica, i modi bruschi e l'acting muscolare di Affleck, "Gone Girl" appare dominato dalla presenza maschile, con tutti gli stereotipi, i pregi e i difetti che essa comporta.
La solidità di Kevin, per quanto non priva di punti ciechi e attaccata da più lati fin da subito (prima dalle indagini del detective Boney - interpretato da Kim Dickens, poi dalle fragilità della sorella gemella Margo - un'ottima e convincente Carrie Coon), affronta a testa bassa qualsiasi colpo o sferzata, senza cedimenti.
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| Una cadaverica Rosamund Pike, vicina a Ben Affleck, in un teaser poster di "Gone Girl". |
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| Margo Dunne (interpretata da Carrie Coon) fronteggia il suo gemello Kevin (interpretato da Ben Affleck). |
lunedì 5 gennaio 2015
2014 - Top e Flop Serie TV.
Concluso il 2014 è giunto il momento di realizzare un classifica, sia flop, che top per quel che riguarda il mondo delle tv series.
Prima di cominciare vanno specificate alcune cose, innanzi tutto la classifica è personale, nel senso che per forza di cose le opinioni espresse saranno mie soggettive, inoltre parlerò solamente delle serie che ho seguito durante quest'anno, quindi se alcune serie non compariranno sarà semplicemente perché non le ho viste o perché non meritano di essere menzionate in Top Five o Flop Five.
giovedì 1 gennaio 2015
I migliori film del 2014
Un altro anno cinematografico è passato, e come ogni anno è
tempo di riflettere sui migliori lavori visti quest'anno, tra parrucconi anni
'70, navicelle spaziali, mattoncini gialli e matrimoni oppressivi. Questa è la
mia personalissima lista (quindi non rompete) dei migliori film del 2014.
Regola fondamentale: tutti i film della lista sono usciti
nelle sale tra il 1 gennaio ed il 31 dicembre 2014. Sfortunatamente, non ho
visto ogni singolo film di quest'anno, perciò qualcosina potrebbe essermi
sfuggita. I film non sono classificati in base alla bellezza, ma l'ordine è
dato solo dalla loro data di distribuzione. Buona lettura!
lunedì 22 dicembre 2014
Da Giocatore a Giocatore: Assassin's Creed
"Da Giocatore a Giocatore" vuole essere una rubrica di videogiochi sui generis. In questo pezzetto di carta virtuale infatti, vorrò parlare non tanto di videogioco in senso stretto, ma quanto di ciò che rende un videogioco qualcosa di cui parlare anche in senso lato; non parlerò in questa sede della quantità di bug all'uscita di un determinato titolo né della perfetta staticità dei sessanta fps a cui ogni prodotto dovrebbe puntare, ma parlerò di ciò che ci spinge, da ormai anni, a spendere i nostri risparmi in distrazioni, parlerò del rumore assordante che ci invade la testa quando, dopo ore - poche o tante, è indifferente -, i nostri occhi riflettono vitrei i titoli di coda su monitor. Parlerò del Videogioco visto come avventura, come racconto, come fantasia. Non solo gioco, quindi, ma foriero di ideali, messaggi.
domenica 21 dicembre 2014
The Interview, ovvero il film che la Corea del Nord non vuole farci vedere
Nella settimana della
decisione della Sony Pictures di cancellare l'uscita nelle sale di The
Interview con Seth Rogen e James Franco (cedendo di fatto alle
minacce e ai ricatti della Corea del Nord) e dello storico momento che
Hollywood sta attraversando, proviamo a mettere un po' d'ordine nella vicenda,
a partire dall'inizio, e a riflettere sulla portata di quest'evento: siamo
davvero di fronte all'inizio di una nuova era? Tutto quello che state per
leggere è accaduto veramente e non si tratta né di un episodio di South Park e nemmeno del bizzarro piano
criminale del dittatore della Corea del Nord di Team America.
venerdì 19 dicembre 2014
Lo Hobbit: La battaglia delle cinque armate, la recensione
Peter Jackson si confronta per l'ultimissima volta
con la materia tolkeniana nel terzo episodio della saga de Lo Hobbit, prequel della
trilogia del Signore degli Anelli, iniziata nel dicembre del 2012. Alla luce
di questo La battaglia delle cinque armate, possiamo delineare una prima
analisi sulla legittimità cinematografica di questa nuova avventura triennale
del cineasta neozelandese.
Spazio Shonen - Bleach 610, One Piece 771, My Hero Academia 19-20
Rieccoci al solito "Spazio Shonen". Sono usciti i nuovi capitoli e devo dire che abbiamo parecchia carne sul fuoco questa settimana.
mercoledì 17 dicembre 2014
Dragon Age: Inquisition, il GdR che ci si aspettava da tempo
E’ arrivato il momento di tornare ad impugnare il
proprio Bastone, caro Varric!
Ci sono quei giochi che ti coinvolgono per via del grande carisma dei
protagonisti, che ogni volta ti immergono in un turbinio di emozioni date dal mettersi nei panni dei nostri alter ego
videoludici; è il caso di Metal Gear Solid e dei suoi Snake, di Mass Effect e
del suo comandante Shepard, di Uncharted e Nathan Drake … ma non di Dragon
Age.
Dragon Age è fatto di ambientazioni, atmosfere, trama, colpi di scena e non
importa se impersonerai un Elfo reietto che si prenderà il suo riscatto
diventando l’Eroe del Ferelden oppure una Tal-Vashot che, contrariamente a tutte
le sue credenze, sarà proclamata l’Araldo di una divinità degli umani, la
soddisfazione più grande la avrai sempre quando ti soffermerai a guardare i
campi desolati di Redcliff durante il Flagello, oppure l’infinita e arida
vastità dell’Accesso Occidentale.
venerdì 12 dicembre 2014
Spazio Shonen: One Piece 770, Bleach 609, My Hero Academia 18
Bene, bene,bene a quanto pare ieri sono usciti i nuovi capitoli dei nostri Shonen preferiti (si parlo anche per voi).
Questa volta per variare un po' lo "Spazio Shonen" inizierò a parlarvi di One Piece, più esattamente del capitolo 770 - The Lance of Elbaf.
Questa volta per variare un po' lo "Spazio Shonen" inizierò a parlarvi di One Piece, più esattamente del capitolo 770 - The Lance of Elbaf.
lunedì 8 dicembre 2014
Boku no Hero Academia, la novità del momento
Boku no Hero Academia è un nuovissimo Shonen ( di cui sono usciti solo 17 capitoli) che ultimamente è un po' sulla bocca di tutti. Per molti prenderà il posto di Naruto nel famoso trio che comprendeva appunto il manga di Kishimoto, Bleach e One Piece.
Per quanto mi riguarda è ancora troppo presto per fare certi azzardi, però Boku no Hero merita comunque di essere discusso.
Per quanto mi riguarda è ancora troppo presto per fare certi azzardi, però Boku no Hero merita comunque di essere discusso.
domenica 7 dicembre 2014
Magic in the Moonlight, la recensione
Come i distributori italiani ci
hanno abituati da qualche anno a questa parte, dicembre non è solo il mese
delle festività, ma è anche il periodo in cui puntualmente l'ultimo film di Woody Allen arriva nelle sale. Dopo la
perla Blue Jasmine, che a febbraio portò all'Oscar Cate Blanchett (senza dubbio uno dei
lavori più riusciti dell'ultimo Allen), il regista newyorkese sforna quello che
è il suo 44esimo film, alla soglia dei fatidici 80 anni. Cosa aspettarsi dal
79enne Woody Allen dopo quasi 50 anni di carriera e 5 premi Oscar (uno per la
regia, uno per il miglior film e tre per la sceneggiatura)?
venerdì 5 dicembre 2014
Spazio Shonen
Ok sono un po' in ritardo (ben tre settimane) e nel frattempo sono usciti i capitoli 768-769 di One Piece e 606-607-608 di Bleach.
Ma ciancio alle bande e parliamone subito.
Come sempre lascerò One Piece per ultimo, quindi si inizia con Bleach: "allora a che punto ero?" (giusto per fare citazioni colte a caso, un premio a chi l'azzecca).
Eravamo rimasti allo scontro tra Yhwach e Ichibei Hyosube, due titani di questo manga.
Ma ciancio alle bande e parliamone subito.
Come sempre lascerò One Piece per ultimo, quindi si inizia con Bleach: "allora a che punto ero?" (giusto per fare citazioni colte a caso, un premio a chi l'azzecca).
Eravamo rimasti allo scontro tra Yhwach e Ichibei Hyosube, due titani di questo manga.
giovedì 4 dicembre 2014
10 musical che meritano una possibilità
Quando si parla di cinema, mi piace considerarmi un onnivoro.
Guardo di tutto, dal film d'autore da intellettuale con l'occhialino al più
squallido e becero horror di serie Z. Sono affetto, però, da una patologia per
la quale non esiste ancora una cura: si tratta dell'intolleranza al musical.
Fortunatamente, sembro non essere l'unico infetto e col tempo ho imparato ad
accettare la mia natura. Quello che non riesco ancora ad accettare è il fatto
che due esseri umani che parlano normalmente possano interrompersi da un
momento all'altro per improvvisare un numero cantato e coreografato
perfettamente, come se fosse stato organizzato e provato per giorni e giorni.
Si tratta di una patologia comune ad un numero sempre più elevato di persone ed
è proprio a voi, miei cari, che questo post è dedicato. Se anche voi fin da
piccoli, mentre guardavate il vostro cartone Disney, eravate pronti a spararvi
nelle ginocchia appena partiva l'ennesima canzone, ma la vostra ragazza ora ha
improvvisamente voglia di musical, ecco a voi 10 film che potete guardare fino
alla fine, senza morire di noia. E, fidatevi quando vi dico che è stata davvero
dura, per me, trovarne 10.
Prima di iniziare, una premessa. Come tutti i figli degli
anni '90, sì, anch'io sono cresciuto con i classici Disney e, sì, anch'io sono
consapevole di come alcune canzoni abbiano contribuito in grandissima parte al
successo di molti titoli (amavo anch'io i pezzi di Aladdin e Hercules,
tanto per citarne due). I classici Disney sono comunque esclusi dalla lista.
Chi, come il sottoscritto, è cresciuto negli anni '90 avrà sempre e comunque
questi film nel cuore.
Detto questo, ecco a voi i 10 musical che salvo e che
consiglio anche a chi del genere non ne vuole proprio sentire parlare.
sabato 29 novembre 2014
Ogni maledetto Natale, la recensione
E' risaputo per coloro
che sono sulle loro tracce dalla prima stagione di Boris che il bersaglio preferito del trio Ciarrapico-Torre-Vendruscolo è, dopo la fiction, il film di Natale.
Alla loro seconda prova cinematografica i tre giocano allora in quel terreno
minato che tante volte è stato il bersaglio di quella satira feroce e sottile a
cui siamo ormai abituati dopo tre stagioni ed un film della loro creatura più
celebre. Ogni maledetto
Natale si presenta
immediatamente (fin dalle primissime sequenze che ripercorrono le tappe
salienti della storia dell'uomo e che sembrano quasi voler fare il verso a
quella Pazza storia del
mondo di melbrooksiana memoria) come un
anti-cinepanettone e lo fa senza mezzi termini, buttando in faccia allo
spettatore una provocatoria battuta sul Natale associato alle tenebre già al
primo minuto di film, gettando subito la maschera di classica commediola per le
feste e rivelando la sua natura scorretta.
lunedì 17 novembre 2014
Perché guardare Brooklyn Nine-Nine?
Brooklyn Nine-Nine è una comedy series del 2013 creata da Dan Goor e Micheal Schur, quest'ultimo è anche il creatore di Parks and Reacreation.
La serie ha vinto un Golden Globe nel 2014 nella categoria "Best television series-Musical or Comedy" battendo tra l'altro Modern Family e Big Bang Theory, cioè due tra le comedy più seguite in assoluto.
Partiamo però col rispondere alla domanda posta nel titolo.
domenica 16 novembre 2014
Qualcosa di Superiore
*dondola-dondola*
stanza buia, l'unica luce è quella del monitor del computer.
*beve un sorso di the*
*si stringe nella coperta con le maniche rosa con sopra delle pecore* (sì, delle pecore.)
''E' tutto finito..Ora..potrà ricominciare tutto.''
*tira su con il naso*
venerdì 14 novembre 2014
Spazio Shonen: One Piece 767 e Bleach 605
Sono usciti i nuovi capitoli di One Piece e Bleach, rispettivamente i numeri 767 e 605.
Si tratta di una settimana importante, perché d'ora in poi i tre "mostri" dello Shonen si riducono a due. Naruto, come ricorderete, è ormai concluso (il mio post a riguardo lo trovate qui).
Cominciamo a parlare di Bleach, perché il discorso, in questo caso, richiede più tempo e più ragionamenti.
giovedì 13 novembre 2014
"Pesante è la testa che regge la corona" - la recensione di "Dracula: Untold"
La leggenda del principe Vlad Dracul è una storia ormai radicata non solo nella letteratura occidentale, ma nell'immaginario collettivo; il mito del vampiro europeo per eccellenza, infatti, non smette di affascinare anche a notevole distanza dalla sua nascita, avvenuta per mano del romanziere Bram Stoker nel lontano 1897 (e grazie alle precedenti suggestioni di John W. Polidori). Nel 1992, Francis Ford Coppola ci aveva già deliziato col suo lungometraggio "Bram Stoker's Dracula", dai più definito l'unica e coerente rappresentazione cinematografica del mitico nosferatu; vivere nel passato però rischia di mummificare il presente, distogliendo il nostro senso critico dal valutare positivamente un prodotto che - pur non brillando per innovazione o magniloquenza - si è rivelato una piccola perla che sarebbe un peccato gettare nel dimenticatoio: si sta parlando di 'Dracula: Untold'.
SIMPSORAMA, ovvero: quando i Simpson incontrarono Futurama
Era stato annunciato ed è finalmente arrivato! Domenica 9 novembre il sesto episodio della ventiseiesima stagione dei Simpson è stato il luogo di un epico crossover: la famiglia gialla ha incontrato i personaggi dell'altra serie animata di papà Groening, Futurama, in una storica unione di due dei più amati prodotti dell'animazione americana moderna. Cosa ci si poteva aspettare, dunque, da Simpsorama, e quante di queste aspettative sono state rispettate nei circa 20 minuti di episodio?
Premetto che l'articolo potrebbe rovinare la visione dell'episodio per chi non l'ha ancora potuto recuperare, quindi vi consiglio di guardarlo prima di leggere.
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| Da sinistra: Fry, Bender, Homer e Leela. |
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